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| Immagine by prostooleh on Freepik |
L'autostima nel salone: perché' vacilla e cosa puoi fare oggi stesso per rafforzarla
Lavorando da oltre trent'anni nel settore anni, una cosa l’ho capita bene: il problema più grande in un salone spesso non è tecnico. È mentale.
Non parlo di scarsa preparazione o mancanza di talento, parlo di quella voce interna che sussurra “non sono abbastanza bravo/a”, “i clienti non torneranno”, “tanto non ci riesco”. Quella voce si chiama bassa autostima, e fa più danni di una permanente andata storta.
Non parlo di scarsa preparazione o mancanza di talento, parlo di quella voce interna che sussurra “non sono abbastanza bravo/a”, “i clienti non torneranno”, “tanto non ci riesco”. Quella voce si chiama bassa autostima, e fa più danni di una permanente andata storta.
Cos’è l’autostima, in parole semplici
L’autostima è la valutazione che facciamo di noi stessi. Non è arroganza, non è presunzione. È semplicemente quanto crediamo nel nostro valore, come professionisti, come persone.
Dentro un salone, si puo' notare in chi:
- Fatica ad accettare un complimento da parte del cliente e risponde con “eh, potevo fare meglio”
- Evita di proporre servizi nuovi per paura di essere rifiutato
- Si sente in colpa se prende un giorno libero
- Non riesce a dire no a un cliente difficile
- Evita di proporre servizi nuovi per paura di essere rifiutato
- Si sente in colpa se prende un giorno libero
- Non riesce a dire no a un cliente difficile
Ma si vede anche in chi va all’altro estremo: si sopravvaluta, prende troppi appuntamenti, non ascolta i feedback, corre sempre senza mai fermarsi a riflettere.
L’autostima sana sta nel mezzo. È quella che ti permette di riconoscere i tuoi punti di forza, accettare i tuoi limiti e continuare a crescere senza flagellarti ogni volta che qualcosa va storto.
Perché l’autostima vacilla in questo lavoro
Il nostro è un mestiere bellissimo, ma anche molto esposto. Ogni giorno siamo a contatto diretto con le persone, e ogni taglio, ogni colore, ogni piega è lì, visibile, giudicabile, commentabile.
Ecco alcune delle situazioni che più mettono a rischio la nostra autostima:
Il nostro è un mestiere bellissimo, ma anche molto esposto. Ogni giorno siamo a contatto diretto con le persone, e ogni taglio, ogni colore, ogni piega è lì, visibile, giudicabile, commentabile.
Ecco alcune delle situazioni che più mettono a rischio la nostra autostima:
-La critica del cliente: basta una parola storta di un cliente per mandare in crisi una giornata intera. E spesso ci prendiamo quella critica in modo personalissimo, come se riguardasse noi come persone e non quel taglio specifico in quel momento specifico.
-Il confronto continuo: i social non aiutano. Vedi il salone della concorrenza che sembra perfetto, i lavori degli altri parrucchieri che sembrano capolavori, e inizi a chiederti: “Io non sarò mai così bravo"
-Il rapporto con il team: se sei un titolare, ti senti responsabile di tutto, del fatturato, dell’umore dei collaboratori, dei clienti insoddisfatti.
-La stanchezza: stare in piedi ore, ascoltare, fare, risolvere. Quando sei esausto, la tua autostima è il primo bersaglio.
Come riconoscere quando manca, in te e nel tuo team
Ci sono segnali chiari. Impara a riconoscerli, perché spesso chi li vive non li vede:
- Evita sfide nuove, non si propone per il cliente difficile, non prova tecniche nuove, dice sempre “non fa per me”
- Cerca conferme continue, ha bisogno di sapere che ha fatto bene dopo ogni servizio e sente il bisogno costante di essere rassicurato
- Si scusa troppo, anche quando non ha fatto nulla di sbagliato
- Reagisce male alle critiche, anche a quelle costruttive e le vive come attacchi personali
- Non riesce a valorizzare il proprio lavoro e fa fatica a presentare i servizi, abbassa i prezzi senza motivo, pensa “ma chi me lo paga?”
Cosa puoi fare: esercizi semplici per iniziare oggi
Non ci vogliono anni di psicoterapia per lavorare sull’autostima. Basta iniziare, con piccoli gesti quotidiani.
Esercizio 1 — Il diario delle 3 cose (5 minuti, ogni sera)
Prima di andare a letto, scrivi su un foglio o sul telefono tre cose che hai fatto bene oggi. Non devono essere grandi. Anche solo: “ho ascoltato davvero quella cliente”, “ho gestito un appuntamento complicato senza perdere la calma”, “ho fatto un colore di cui sono soddisfatta”.
Il nostro cervello tende a ricordare gli errori e dimenticare i successi. Questo esercizio lo ri-educa.
Prima di andare a letto, scrivi su un foglio o sul telefono tre cose che hai fatto bene oggi. Non devono essere grandi. Anche solo: “ho ascoltato davvero quella cliente”, “ho gestito un appuntamento complicato senza perdere la calma”, “ho fatto un colore di cui sono soddisfatta”.
Il nostro cervello tende a ricordare gli errori e dimenticare i successi. Questo esercizio lo ri-educa.
Esercizio 2 — Il feedback che fa crescere
Chiedi a un collega di fiducia (o a un cliente fidato): “C’è una cosa che secondo te faccio bene e una su cui potrei migliorare?”
Ascolta senza difenderti. Annota, poi chiediti: “Cosa posso fare di concreto con questo?”
Questo esercizio insegna a ricevere i feedback senza distruggersi e senza ignorarli.
Chiedi a un collega di fiducia (o a un cliente fidato): “C’è una cosa che secondo te faccio bene e una su cui potrei migliorare?”
Ascolta senza difenderti. Annota, poi chiediti: “Cosa posso fare di concreto con questo?”
Questo esercizio insegna a ricevere i feedback senza distruggersi e senza ignorarli.
Esercizio 3 — La domanda che cambia prospettiva
Quando ti trovi davanti a un’opportunità nuova e senti la voce del
Quando ti trovi davanti a un’opportunità nuova e senti la voce del
“non sono in grado”, fermati e rispondi per iscritto a questa domanda:
“Se fossi già sicuro di riuscirci, come affronterei questa situazione?”
“Se fossi già sicuro di riuscirci, come affronterei questa situazione?”
Spesso la risposta che emerge ci sorprende. E ci mostra che le risorse le abbiamo già — solo che la paura le nasconde.
Esercizio 4 — Il “perché lo faccio” (per i momenti difficili)
Quando sei a corto di energie e inizi a dubitare di tutto, torna alla base. Scrivi su un post-it e attaccalo allo specchio del tuo salone:
“Perché ho scelto questo lavoro? Cosa mi dà ancora soddisfazione?”
Non è un esercizio romantico ma un ancoraggio. Nei giorni no, averlo sotto gli occhi può fare la differenza.
Quando sei a corto di energie e inizi a dubitare di tutto, torna alla base. Scrivi su un post-it e attaccalo allo specchio del tuo salone:
“Perché ho scelto questo lavoro? Cosa mi dà ancora soddisfazione?”
Non è un esercizio romantico ma un ancoraggio. Nei giorni no, averlo sotto gli occhi può fare la differenza.
Una parola per i titolari
Se gestisci un team, il tuo ruolo sull’autostima dei collaboratori è enorme — nel bene e nel male.
Un tuo collaboratore che lavora bene e non riceve mai un riscontro positivo inizierà a credere di non essere abbastanza. Un tuo collaboratore che sbaglia e viene criticato davanti agli altri imparerà a nascondersi invece di crescere.
La cosa più concreta che puoi fare? Celebra i progressi. Non serve un discorso motivazionale. Basta: “Quel cliente di stamattina era difficile, hai gestito bene la situazione.” Due frasi che fanno più di mille teorie.
L’autostima non è un optional. Nel nostro lavoro, dove ogni giorno mettiamo mani, tempo e cuore, è il motore che ci fa andare avanti.
Non si tratta di diventare invulnerabili o di non avere mai dubbi. Si tratta di imparare a riconoscere il proprio valore, anche nelle giornate storte. E di aiutare chi lavora con noi a fare lo stesso.

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